matteocl's profileLA VERITA' E QUESTA...BlogListsGuestbookMore ![]() | Help |
|
September 05 Delle relazioniMostriamo agli altri solo ciò che vogliamo che vedano di noi. Se una persona ci piace cerchiamo di mostrarle ciò pensiamo possa piacergli, o almeno evitiamo qui comportamenti che sappiamo dargli fastidio. Evitiamo discorsi che potrebbero portare ad uno scontro e cerchiamo di essere un po' gentili. Certo, qualcuno utilizza la “tecnica” opposta, quella del trattare male l'altra persona per attirarne l'attenzione, ma tutto si riconduce alle proprie precedenti esperienze e a quanto suscita l'altra persona in noi. Se invece una persona non ci piace non risparmiamo commenti, frecciate o, peggio, la ignoriamo completamente. Se, infine, la persona ci è indifferente, ci comportiamo con lei come ci sentiamo in quel momento, senza preoccuparsi dell'effetto che azioni, reazioni o parole possano avere: in pratica ci comportiamo come siamo veramente.
Quindi, accettate le affermazioni suesposte, siamo noi stessi solo con le persone che ci sono indifferenti.
Passiamo molto tempo a giudicare e a cercare di capire come siamo giudicati perché ci è necessario per andare avanti, nel lavoro come nella vita. Cerchiamo di capire se, quanto ed in che occasione possiamo fidarci della maggior parte delle persone che conosciamo. E tutto questo si riconduce all'indovinare quale è il loro giudizio nei nostri confronti illudendoci che abbiano lo stesso metro di giudizio che utilizziamo noi per valutarle quando, il più delle volte, utilizzano addirittura unità di misura diverse.
Questo intrecciarsi di giudizi ci allontana inevitabilmente dalla necessità, o utilità, di conoscere noi stessi. Il che, ragionando per obiettivi, non è indispensabile. Se sappiamo cosa fare perché “gli altri” si comportino nei nostri confronti in un determinato modo non è necessario capire cosa possiamo o non possiamo fare, o dove possiamo arrivare con i nostri soli mezzi, perché, in fondo, uno e primo sia se fa il record sia se si limita ad arrivare prima degli altri. Certo però che se tutti la pensassero così le cose sarebbero ben diverse, ma questa è un'altra storia.
Resta il fatto che, all'inizio di una relazione e di qualunque tipo possa questa essere (di amicizia, lavoro, amore), difficilmente riusciamo ad essere noi stessi. Può essere che il ruolo che assumiamo nell'occasione sia compatibile con il nostro modo di essere e di fare e quindi non ci pesi e non abbia sbavature nel tempo, oppure non sia affatto congruente con il nostro modo di fare, rendendo difficile mantenere la calma quando le cose non vanno come vorremmo. Ovviamente sono anche ammesse tutte le sfumature comprese tra queste due condizioni. Una regola credo valga sempre, e cioè che “un ruolo può essere mantenuto lontano dalla propria identità in modo inversamente proporzionale ai problemi che ci crea”, perché ci vuole qualcosa in più del cervello per fare andare avanti una cosa di fronte alle difficoltà. |
|
|